Prime Esperienze
Gelosia o bramosia?
13.04.2025 |
660 |
6
"Poi di peso mi portò verso la gogna legando con molta cura le braccia e la testa in modo che non potessi liberarmi e oppormi a tutto ciò che da quel momento sarebbe successo..."
Non era la prima volta che mio marito mi confessava le sue fantasie, ma quella sera, tra un sorso di vino e un gioco di sguardi più intenso del solito, c'era qualcosa di diverso. Nei suoi occhi c’era il desiderio ma anche una strana attesa, come se volesse osare un passo oltre il consueto.. Lo disse con quella voce bassa e rauca che usa quando sa che sto per cedere. Incuriosita più che sorpresa, gli risposi solo con un mezzo sorriso. La decisione, in fondo, era già stata presa.
Non avevamo fretta quella sera. Era tutto studiato per assecondare il piacere, per immergersi in un tempo sospeso in cui ogni istante avesse un sapore più intenso, più pieno. Avevamo prenotato la SPA con largo anticipo: volevamo che tutto fosse perfetto. E lo era. L’ingresso era discreto, quasi nascosto, come se il luogo stesso volesse mantenere il segreto di ciò che vi accadeva dentro. Ci accolse una fragranza calda di legni orientali e agrumi. Le luci dorate creavano riflessi sulle pareti d’acqua e il silenzio era rotto solo dal suono lieve di una melodia jazz appena accennata. Avevo indossato per l’occasione un accappatoio sottile, sotto il quale scivolava la seta nera di una sottoveste quasi trasparente. Mio marito mi guardava con occhi complici, fieri. Era bello sapere che desiderava vedermi così, bella, libera, inebriata.
Lui arrivò puntuale. Un uomo che sapeva entrare senza disturbare. Lo sguardo sicuro, l’eleganza discreta. Quando ci presentammo, lo sentii baciarmi la mano con lentezza. Un gesto antico, ma in quel contesto suonava quasi sovversivo, elettrico. Ci accomodammo vicino alla jacuzzi dove il vapore iniziava a velare i contorni. Le prime bollicine danzarono nei calici mentre i nostri corpi si scaldavano lentamente, dentro e fuori. Le chiacchiere iniziali erano leggere, piene di doppi sensi ma mai volgari. Era tutto così squisitamente controllato eppure profondamente eccitante.
Entrammo insieme nella vasca. L’acqua calda accarezzava la pelle e scioglieva le inibizioni. Le gambe si sfioravano, le mani si incontravano sotto la superficie, e il suo tocco, rispettoso ma audace, iniziava a raccontare ciò che ancora non si diceva.
Mio marito restava lì, immerso, con il bicchiere in mano e gli occhi fissi su di noi. Sembrava ipnotizzato. Sorrideva, ma il suo respiro era diverso. Ero il suo spettacolo e lui il mio regista.
Dopo l’idromassaggio ci trasferimmo nella zona relax. Un lettone enorme, candido, cosparso di cuscini. Ci sdraiammo tutti e tre, il corpo ancora umido, le dita che giocherellavano con i bordi dei tessuti. Le carezze si fecero più audaci, le parole si abbassarono fino a diventare sospiri. Mio marito non interveniva, ma il suo sguardo era un tocco in più sulla mia pelle.
Poi ci guidò lui, come in un rituale.
Ci alzammo seguendolo lungo un corridoio che sembrava scolpito nella roccia. Alla fine, una porta di legno scuro, oltre, c’era la stanza segreta.
Lì dentro l’aria era diversa, intensa. La luce era rossa, soffusa e gli specchi riflettevano immagini che sembravano moltiplicare il desiderio. C’erano corde, cinghie in pelle, strumenti eleganti disposti con cura. Ma niente era minaccioso: tutto parlava di cura, consenso, gioco. Mi lasciai guidare. Le mani dell’altro uomo erano sapienti ma attente. Quella stanza accese anche mio marito che, con molta decisione, mi afferrò da dietro tirandomi i capelli e mordendo sul collo. Poi di peso mi portò verso la gogna legando con molta cura le braccia e la testa in modo che non potessi liberarmi e oppormi a tutto ciò che da quel momento sarebbe successo.
Il suo piacere nel vedermi era anche il mio! Quando mi baciava, era per caricarmi di un’energia nuova; quando mi sfiorava, lo faceva per ricordarmi che era lui il centro di tutto; quando poi mi prese da dietro mentre il nostro ospite mi spingeva il suo giocattolo in bocca, era per ricordare a tutti chi fosse il vero regista della situazione.
Da quel momento non ricordo più nulla, ero troppa eccitata, troppo bagnata, troppo affranta dalla fatica, troppo inorgoglita per aver tenuto testa a due uomini bramosi di me, del mio corpo, della mia anima, per poter ricordare.
L’orgasmo nostro, condiviso, profondo, arrivò come un applauso muto. Lento, totale, spezzato solo dai respiri affannati e da un sorriso che non riusciva a spegnersi.
Restammo lì, nudi ma mai esposti, intimi, uniti, complici come non mai.
L'ultima cosa che ricordo prima di addormentarmi sul lettone avvolta in un plaid morbido, fu la voce di mio marito che mi sussurrava all’orecchio:
«Hai fatto di me l’uomo più felice del mondo, perché mi hai mostrato il tuo piacere. Senza paura.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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